Iscriviti alla nostra newsletter e seguici su facebook, riceverai un coupon di benvenuto!

Seguici su...


facebook
instagram

 

 Ufficio Prenotazioni: +39 095 7312458 

Whatsapp +39 339 2825881         

E-mail: info@bouganvilleresidence.it

 

 

Calatabiano, antico borgo medievale, fra tradizione e cultura.

taormina6

Taormina, la perla del Mar Ionio

 

Guy de Maupassant in La Vie errante, 1885, scrisse: Se qualcuno dovesse passare un solo giorno in Sicilia e chiedesse: "Cosa bisogna vedere?" risponderei senza esitazione: "Taormina".

Taormina è nata come città turistica, perché Siculi, Greci, Romani, Bizantini, Saraceni la scelsero per soggiornarvi a lungo e non solo per motivi politici. I Normanni, in particolare, la consacrarono come sede turistica residenziale e divenne, sin da allora, centro di congressi e di convegni, di visite e di soggiorni.

Nel 1787 vi soggiornò J.W. Goethe, accompagnato dal disegnatore Kniep. Ma fu soltanto verso la fine del diciannovesimo secolo che Taormina raggiunse l’apice della notorietà come luogo di soggiorno internazionale. Cominciarono ad affluire in misura sempre più massiccia nobili e benestanti inglesi e molti di loro acquistarono delle ville. Presto furono affiancati da nordamericani, austro-ungarici, baltici, belgi, svizzeri, olandesi, tedeschi. I personaggi più prestigiosi di tutta Europa visitarono Taormina. Si ricordano tra i tanti altri artisti e letterati, oltre al citato Goethe, Edmondo De Amicis, Alexander Dumas, Gustav Klimt, D.H. Lawrence, Guy de Maupassant, Luigi Pirandello, Bertrand Russel, Leonardo Sciascia, Elio Vittorini, Oscar Wilde.
Il giovane pittore prussiano Otto Geleng giunse a Taormina per una breve visita, ma vi restò fino alla morte. Tra i musicisti e i direttori d’orchestra si ricordano Johannes Brahms, Leonard Bernstein, Nikita Magaloff, Richard Wagner. Tra gli uomini di cinema, teatro e spettacolo, che innumerevoli hanno visitato Taormina, si ricordano Michelangelo Antonioni, Ingmar Bergman, Francis Ford Coppola, Edoardo De Filippo, Marlene Deitrich, Eleonora Duse, Federico Fellini, Greta Garbo, Cary Grant, Marcello Mastroianni, Gregory Peck, Tyrone Power. 
Se si vuole ancorare la storia turistica moderna di Taormina ad una data iniziale, si può fissare la data del 1870, anno in cui viene completata la ferrovia Siracusa-Catania-Messina. Un altro evento importante è l’inaugurazione nel 1874 dell'Hotel Timeo. Nel 1904 questi erano gli alberghi più importanti di Taormina, come risulta in una pubblicazione edita a New York: San Domenico, Timeo, Metropole, Castello a Mare, Naumachie, Vittoria.
In oltre cent’anni il turismo a Taormina ha avuto degli alti e bassi. Ma la città è rimasta e rimane sempre il sogno dei turisti di tutto il mondo che amano le bellezze della natura e vogliono provare le emozioni dell’arte.
Scrive Pietro Rizzo nel suo libro Tauromenium: Dal monte Tauro, dal teatro, dalla chiesa della Madonna della Rocca e dal Castello, la vista scorre liberamente dai monti al mare e all’orizzonte litoraneo del sud verso Catania, per le falde al cratere fumante dell’Etna immenso ed imponente, e si ammirano verso nord le linee della costa che corre verso Messina sempre bella e pittoresca. Da quei diversi luoghi si aprono prospettive e paesaggi meravigliosi di luce e di colore, lontananze vaporose e colline verdeggianti, scorci e profili campestri e rupi erte e pendenti, poggioli verdi coronati di casette bianche e spiagge marine su cui le ombre delle case della spiaggia si riflettono allungandosi capovolte nell’acqua sotto una luminosità chiara ed abbagliante.
Scrive, a sua volta, Filippo Calandruccio in Beehive: Come nelle Mille e una notte non vi è chi non si senta come Bulukiya, il giovane sultano che s’incammina per le strade del mondo per incontrare Maometto e sarà un’isola di raro incanto, assai simile al paradiso dell’Islam, a placare la sua ansia di ricerca. Ora questa Taormina, isola felice, è realtà ed è favola.

timthumb

Giardini Naxos, prima colonia greca 

 

Decidendo di fare le vacanze in Sicilia, potremmo stabilire la nostra meta nei pressi di Messina e più precisamente a Giardini Naxos, uno splendido paese che fu fondato nel 756 a.C. dai greci che sbarcarono a Schisò, una delle più belle spiagge di Giardini Naxos. 
 

La splendida località Giardini Naxos è l'ideale per chi desidera una vacanza di relax, divertimento e cultura ma è anche una perfetta tappa per una sosta in un itinerario che comprende altre bellissime città siciliane come Taormina, Fontanarossa, Agrigento e Palermo.

 

Parco archeologico:

Come abbiamo già detto, Giardini Naxos è una cittadina molto antica, le cui interessanti origini sono raccontate nel Parco Archeologico, una delle tante cose da vedere a Giardini Naxos. 
Il parco Archeologico si estende per circa quaranta ettari ed è situato fra Capo Taormina e Capo Schisò. Al suo interno ammiriamo arcaici edifici sacri attorniano da semplici edifici a scopo abitativo e fornaci in cui si cuoceva l'argilla, sono anche visibili i resti delle diroccate mura che cingevano questo complesso. 
Alcuni dei reperti ritrovati in questo luogo sono visibili nel Museo Archeologico che si trova  presso un fortino edificato nel XVII-XVIII secolo, un'altra fra le attrazioni o cose da vedere a Giardini Naxos.

Fra le altre cose da vedere ai Giardini Naxos segnaliamo gli edifici di culto come:

la Chiesa di Santa Maria della Raccomandata sorta nel XVIII secolo, in cui sono custodite diverse opere d'arte;

la Chiesa di San Pantaleone in cui possiamo osservare i resti delle epoche che l'hanno attraversata, dalla romana, all'antica fino alla moderna;

la Chiesa di San Giovanni che si trova presso l'omonima spiaggia.

 

Da non perdere, fra le cose da vedere a Giardini Naxos, il Castello di Schisò ovvero una fortificazione militare sorta nel medioevo.

La Nike

Addentrandoci fra le strade di questa cittadina scopriamo che ci sono anche altre cose da vedere, come la statua greca in ferro la “Nike” di Carmelo Mendola nel quartiere Recanati, eretta per ricordare il gemellaggio dichiarato solennemente nel 1965 tra Giardini Naxos e Calcide Eubea. Addentrandoci invece  nelle vie del quartiere a sud scopriamo che in alcune vie sono ancora visibili i resti della via romana Consolare Valeria ed ancora le statue di Teocles e del Sileno, la porta di Naxos ed il Tempietto Olimpico. 
Assolutamente da non perdere il Parco Apollo Archegeta dove si possono ammirare le rovine di un antico santuario greco.

Cosa vedere a Giardini Naxos ancora? Ci sono rimasti il Museo civico di Storia naturale dove sono esposte collezioni mineralogiche, paleontologiche e malacologiche ed il Parco fluviale dell’Alcantara.

Infine, riflettendo su cosa vedere a Giardini Naxos, citiamo il lungomare splendido di giorno, l'anima delle feste la sera. Fra lidi attrezzati e liberi, si estende un arenile bellissimo che si compone di spiagge sabbiose e ciottolose che sono tutte accomunate dalla bellezza del limpido fondale marino, ideale per chi ama le immersioni.

 
gole2

Parco fluviale dell'Alcantara

 

Geologia

La valle dell'Alcantara sotto il profilo geomorfologico ha sembianze differenti lungo il percorso dalla foce fino alla sorgente e lungo i versanti destro e sinistro che caratterizzano il bacino imbrifero del territorio.
Nella parte medio-alta la morfologia è tipica della catena Nebroidea e Peloritana, mentre nella parte valliva il dominio Etneo caratterizza il versante catanese e lo stesso corso d'acqua con la formazioni di spettacolari pareti laviche e aree depresse chiamate marmitte che formano le caratteristiche gurne. 

Il territorio vallivo nei pressi della foce è caratterizzato da un'ampia pianura alluvionale.
La portata dell'alveo è dovuto nella parte medio alta allo scorrimento superficiale delle acque meteoriche; mentre in quello medio vallivo le acque sotterranea del versante Etneo affiorano e si mescolano con quelle superficiali.
Tale situazione conferisce al corso d'acqua uno status di fiume perenne, uno dei principali in Sicilia e l'unico ad essere tutelato da un parco fluviale.
Il fiume Alcantara deve la sua fama alle particolari formazioni laviche oggi visibili in diversi tratti del suo corso.
In epoca preistorica e protostorica il suo alveo è stato interessato dall'invasione di imponenti colate laviche provenienti dal versante settentrionale dell'Etna; le colate hanno successivamente raggiunto l'antico letto del fiume, a tratti ostruendone o modificandone l'andamento.
Il lento, incessante scorrere delle acque ha progressivamente portato alla luce il corpo lavico, con tipiche fessurazioni verticali. 
I basalti colonnari, risultato del processo di erosione e del lento raffreddamento, assumono forme di vario spessore ed orientamento: dal tipo "a canna d'organo" al tipo "a ventaglio" o a "catasta di legna".
I siti di maggior interesse vulcanologico sono le Gole, dove tra le strette pareti laviche scorre incessante il fiume, ed il Cono di Mojo Alcantara con le piroclastiti stratificate di colore nero-rossiccio.
Risalendo inoltre dalla foce sino alla sorgente del fiume, visibili in alcuni tratti lungo il percorso le più recenti lave dell'eruzione dell'Etna.

 

Le Gurne dell'Alcantara

Nel tratto compreso tra Castiglione e Francavilla di Sicilia, l'Alcantara grazie all'incessante azione erosiva operata per millenni sulle colate laviche ha creato una serie di laghetti dalla forma rotondeggiante conosciute con il nome di Gurne.
Questi specchi d'acqua creano l'habitat ideale per la vita di piante acquatiche come il Ranuncolo a pennello (Ranunculus penicillatus) e la Lenticchia d'acqua (Lemma minore gibba), tipiche dei climi più continentali. 
Il Ranuncolo a pennello in Sicilia si rinviene solo lungo il corso dell'Alcantara e del Fiumefreddo. Si tratta di una pianta idrofita perenne che vive solitamente in acque fredde. La fioritura avviene tra aprile e luglio. Con le sue sorprendenti fioriture a tappeto, il ranuncolo acquatico è la prima fra le piante della palude ad annunciare l'avvento della bella stagione.

Il Cono vulcanico di Monte Mojo

E' ubicato a nord dell'edificio vulcanico del Monte Etna, sulla sinistra orografica del Fiume Alcantara, nelle vicinanze dell'omonimo centro abitato.
Morfologicamente si presenta, visto da Sud, nella sua perfetta forma tronco-conica. Il cono vulcanico Monte Mojo si è impiantato al di fuori dell'edificio vulcanico etneo, emergendo direttamente sul sedimentario (Argille variegate).
I risultati delle prospezioni geosismiche, i dati ricavati dalle analisi mineralogiche e l'abbondanza dei prodotti incoerenti eiettati, permettono di collocare il Monte Mojo fra i crateri eccentrici dell'edificio vulcanico etneo. 
Per cratere eccentrico si intende un'apertura vulcanica secondaria che ha il condotto eruttivo non connesso con il condotto centrale del vulcano principale, ma che attinge direttamente nel sottostante bacino magmatico.

La leggenda di Mojo

Una curiosità sul Monte: un'antica leggenda narra di due fratelli gemelli, possessori di un campo seminativo nei pressi di Mojo. 
Ambedue coltivavano con solerzia il loro appezzamento anche se uno dei fratelli era cieco. Il vedente era un mariolo; ad ogni raccolto divideva il prodotto con il fratello, ma ne teneva per sé una quantità smisurata e lasciava al cieco le briciole dato che costui non si poteva rendere conto della truffa. Con il passar degli anni il truffatore aveva accumulato un immenso mucchio di grano. Ma il fatto giunse alle orecchie degli Dei che pensarono di punire il lestofante scagliando un fulmine che incenerì il fratello furbo e trasformò il mucchio di grano nel vulcanetto di Mojo.

Le Gole dell'Alcantara

Il Fiume Alcantara ha creato in diversi tratti delle caratteristiche forre laviche, conosciute localmente come gole, con pareti verticali strapiombanti. 
Inoltrandosi nelle spettacolari quanto anguste Gole di contrada Larderia, meglio conosciute con il nome di Gole dell'Alcantara, risultano evidenti i particolare prismi basaltici, che si estendono per un tratto di circa 400 metri, stretto pochi metri e con pareti alte fino a 50 metri. 
Nel tempo, numerosi artisti si sono cimentati nel tentativo di descrivere, riprodurre, fissare le immagini di uno scenario naturale unico che, nel 2010 ha ottenuto il riconoscimento europeo di Destinazione Europea di Eccellenza (EDEN).

 

Le Lave di contrada Melicocchita

Si tratta di un campo di lava a morfologia superficiale hawaiiana che, per bellezza paesaggistica ed interesse vulcanologico, costituisce un unicum non soltanto lungo la valle dell'Alcantara ma anche nell'intero versante settentrionale etneo. 
L'area è correlabile con l'attività effusiva di Monte Dolce (863 m s.l.m.), conetto eccentrico di epoca protostorica con magmi basaltici della famiglia delle hawaiiti con strutture morfologiche tipiche delle lave pahoehoe: lave a corda, a drappeggio, a budella e a lastroni. 
Ma la particolarità delle lave di Contrada Melicocchita (visibili nei pressi di Castiglione di Sicilia, contrada Verzella) sono le creste di pressione o pressure ridge: sono dei rigonfiamenti, a pianta circolare od ovale, del dorso di una colata lavica prodotti dalla spinta del gas accumulato sotto la parte superficiale della colata parzialmente solidificata per l'impossibilità di espandersi a causa della presenza di ostacoli morfologici.
Tali strutture si formano soltanto in occasione di eruzioni di lunga durata con creazione di estesi campi lavici alimentati da lave che fluiscono all'interno di una vera e propria rete di tubi o gallerie di scorrimento: infatti numerose sono le grotte di scorrimento vulcanico che si rinvengono in queste lave.

etna-da-visitare

L'ETNA, IL VULCANO PIU' ALTO D'EUROPA. IL PARCO DELL'ETNA

 

Con una superficie di 350 km3, e un'altezza che sfiora i 3330 metri, l'Etna è il vulcano più grande d'Europa ed il secondo tra i vulcani più attivi al mondo. Le sue eruzioni si verificano sia sulla sommità, dove al momento sono presenti quattro crateri, sia dai fianchi, costellati da centinaia (circa 300) coni di varie dimensioni a seconda dell'entità dell'evento eruttivo. L'attività sommitale è quella più frequente sul vulcano, e può protrasti per diversi anni, oppure avvenire durante gli intervalli tra un'eruzione di fianco e un'altra, ed è caratterizzata da attività esplosiva, stromboliana ed effusiva, che avvengono nell'arco di tempo che varia da pochi mesi a pochi anni fino a diversi anni (l'attività attuale dell'Etna è caratterizzata da uno di questi periodi di attività sommitale che ormai avviene in maniera discontinua dal 2010). Le eruzioni di fianco hanno invece durate che variano da pochi giorni, fino a protrarsi invece anche ad alcuni anni (ad esempio l'eruzione del 1991-93). A partire dal 1971, sul vulcano è divenuta sempre più frequente l'attività esplosiva, in occasione dell'avvento del cono sub terminale e successivamente sommitale, del Cratere di Sud-Est; i fenomeni che hanno caratterizzato l'attività dell'Etna negli ultimi decenni sono conosciuti come "parossismi" o "episodi parossistici o di fontane di lava". 
 

Sulla sommità sono posti quattro crateri: fino a poco più di un secolo fa, sulla cima dell'Etna era presente un unico grande cono, ma a partire dal 1911 alcuni crateri sono nati sia sui fianchi che all'interno di esso. Il primo di questi è il Cratere di Nord-Est (che attualmente è il punto più alto del vulcano) e che è appunto nato nel 1911. All'interno della grande conca sono presenti la Voragine e la Bocca Nuova nati rispettivamente nel 1945 e nel 1968 mentre sul fianco sudorientale è nato nel 1971 il Cratere di Sud-Est. Nel 2007, è nato un nuovo pit sul fianco di questo cratere, e tra il 2011 e il 2013 si è evoluto in un nuovo imponente cono ribattezzato come Nuovo Cratere di Sud-Est, che è il cratere più attivo attualmente. C'è tuttavia da considerare il fatto che il (vecchio) Cratere di Sud-Est (ormai inattivo) e il nuovo, fanno parte dello stesso sistema, per cui è come se si parlasse "strutturamente" di un unico cratere, ma morfologicamente di due (vedi I crateri sommitali). A dicembre 2013, il nuovo cono ha inglobato parte del vecchio, permettendo di chiamarli unicamente come un unico cratere, senza distinzioni.

L'Etna è stato spesso considerato come un vulcano "buono", ovvero capace di non produrre eruzioni di grosse entità. Tuttavia grazie ai progressi scientifici e con appositi studi effettuati negli ultimi anni si è però scoperto che il vulcano in passato è stato produttore di potenti eruzioni pliniane e la formazione di grossi flussi piroclastici che sono ancora oggi visibili in alcune zone nei fianchi dell'Etna. Fino al 1971 si pensava che l'Etna fosse un vulcano prevalentemente effusivo, ovvero caratterizzato dall'emissione di colate laviche che in più casi hanno però minacciato o addirittura distrutto alcuni paesi ai piedi della montagna. Da allora si è però osservato un incremento dei fenomeni esplosivi sul vulcano soprattutto ai crateri sommitali, tant'è che durante l'intervallo tra l'eruzione del 1991-93 e quella del 2001, si sono verificate oltre 150 fasi parossistiche avvenute principalmente al Cratere di Sud-Est. 

Le eruzioni di fianco sono una minaccia soprattutto per i paesi alle pendici del vulcano, poiché le bocche effusive posso anche formasi a quote piuttosto basse. Sia recentemente è capitato che le lave distruggessero un paese, come nel 1928 a Mascali, ma anche in passato; l'evento più noto è sicuramente l'eruzione del 1669 che diede origine ai Monti Rossi, alle porte dell'odierna Nicolosi, le cui colate rasero al suolo tutto ciò che incontrarono sul loro cammino fino a Catania. Le ultime grandi eruzioni laterali sono avvenute nel 2001 e nel 2002-03 e crearono non poche preoccupazioni non solo al Piazzale del Rifugio Sapienza che fu in entrambi i casi occupato dalla lava, ma anche ad alcuni paesi come Nicolosi e Ragalna. Oltre questo, grandi quantità di cenere furono iniettate nell'atmosfera creando ulteriori disagi al traffico aereo per diverse settimane, a differenza di quanto può accedere nel corso di un parossismo che dura invece poche ore.

L'ultima, invece tra le eruzioni laterali dell'Etna è avvenuta tra il 2008 e il 2009 e rientra tra le minori (per quanto riguarda l'intensità) della storia dell'Etna, e ha avuto una durata di 419 giorni. Le bocche si formarono in prossimità della parte alta della Valle del Leone, ma sono state ormai del tutto ricoperte dal materiale piroclastico e dalle colate laviche emesse tra il 2012 e il 2013 dal Nuovo Cratere di Sud-Est nel corso degli eventi di fontane di lava.

L'ultima fase eruttiva dell'Etna ha avuto inizio nel gennaio 2011 dopo una relativa tregua di oltre un anno e mezzo dopo la cessazione dell'eruzione del 2008-09, con il primo di una serie di episodi di fontane di lava (parossismi); il 24 aprile 2012 è avvenuto il 25° episodio di questa serie, che è ricominciata a febbraio 2013, dopo una lunga pausa, con 13 parossismi in due mesi e ulteriori 8 eventi nella seconda metà dell'anno tra ottobre e dicembre. Tutti sono avvenuti da un nuovo cratere, ubicato sul fianco orientale del cono del Cratere di Sud-Est. Inizialmente questo cratere era una depressione di sprofondamento (pit crater), che per le abbondanti ricadute di materiale piroclastico si è rapidamente trasformato in un nuovo cono alto più di 280 metri. 

 


panorama-di-calatabiano-dal-castello

CALATABIANO, ANTICO BORGO MEDIEVALE TRA CASTELLI, LA VALLE DEL FIUME ALCANTARA E LA SPIAGGIA DI SAN MARCO

 

Calatabiano (Cattabbianu in siciliano) è un comune italiano di 5.264 abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia.

Calatabiano è posto a 62 metri d'altitudine, a meno di 3 chilometri dal mare Ionio. Il suo territorio, delimitato a nord dal corso del fiume Alcantara, è costituito da una fertile ed ottimamente irrigata piana alluvionale e dalle retrostanti colline. Dista 42 chilometri da Catania e 58 chilometri da Messina.

Calatabiano è un comune facente parte del Parco fluviale dell'Alcantara.

La storia di Calatabiano è strettamente collegata a quella del suo castello, che si erge su un'altura a 160 metri d'altitudine, all'imboccatura meridionale della Valle dell'Alcantara. Con tutta probabilità, stante l'importanza strategica e militare del sito, una fortezza doveva già essere presente in epoca greca e forse addirittura sicula. A tal proposito Julius Schubring sostenne che i Siculidovevano tenere un caposaldo all'imboccatura della valle, di fronte al monte Tauro, nominato come Castello di Bidio, ma tale ipotesi non è mai stata suffragata dai reperti archeologici rinvenuti, che hanno invece datazione posteriore al IV secolo d.C..

Il castello, nella sua conformazione attuale, con l'annesso borgo collinare cinto da mura merlate, è riconducibile a una prima fortificazione sommitale di epoca bizantina. La monetazione bizantina ritrovata va dall'epoca dell'Imperatore Eraclio all'Imperatore Leone VI. I ritrovamenti archeologici dell'ultima campagna di scavi del 2008/2009 non hanno dato alcun segno di frequentazione araba del sito. Il toponimo del paese è di derivazione dall'arabo قلعة, kalaat (castello), mentre -biano non è riconducibile a un nome arabo.

Sotto il dominio normanno, regnando Ruggero II, nel 1135 Calatabiano fu elevata a baronia. In epoca sveva, dopo la morte di Federico II, il castello fu dato da Corrado IV a Giovanni Moro[2], servitore musulmano di suo padre. Dopo la morte di Corrado, Giovanni passò al fianco di Innocenzo IV mettendosi contro Manfredi di Hohenstaufen[2]: in una lettera del 3 novembre 1254, il papa conferma a Giovanni Moro alcuni possedimenti, tra cui il castrum di Calatabiano, in cambio dei quali Giovanni doveva garantire, alla bisogna, aiuto militare per la difesa del Regno di Sicilia[2].

Tra i vari signori che si succedettero nel corso dei secoli, il periodo più fulgido nella storia di Calatabiano si ebbe con la signoria dei Cruyllas. Famiglia di origine catalana, i Cruyllas ottennero la baronia nel 1396 tenendola per circa un secolo, ingrandendo il castello ed edificando la Chiesa del Santissimo Crocifisso. Esauritasi la successione per linea maschile, questa continuò per linea femminile con il passaggio della signoria prima ai Moncada e poi ai Gravina, principi di Palagonia.

Nel 1544 si ebbe la venuta del pirata Dragut che, sbarcato sul lido di San Marco, espugnò e saccheggiò il borgo. Nel 1677, a seguito della rivolta antispagnola di Messina i francesi assediarono lungamente il castello, venendo respinti dai 150 difensori spagnoli e poi sopraffatti dai soverchianti rinforzi.

Il borgo e il castello vennero completamente abbandonati a seguito del Terremoto del Val di Noto del 1693, che danneggiò gravemente l'abitato. La popolazione si reinsediò ai piedi della collina da dove da qualche decennio insisteva già un piccolo insediamento, primo nucleo della Calatabiano moderna, che progressivamente si espanse sulla pianura.

Nel 1813 il parlamento siciliano decretò la fine del feudalesimo nell'isola, elevando nello stesso anno il territorio di Calatabiano a comune autonomo, con i confini che ha mantenuto fino ad oggi.

Luoghi d'interesse

Castello

Di un kastron di età bizantina ci è pervenuta traccia grazie agli scavi effettuati alla fine del XX secolo e agli inizi del secolo successivo. In questa occasione è emerso che non vi è traccia alcuna di occupazione del sito durante il periodo islamico e piuttosto lo stesso kastron venne raso pressoché al suolo, presumibilmente durante l'Assedio di Taormina del 906. Della presenza di un incastellamento veniamo a sapere solo in seguito, grazie al Libro di Ruggero composto da Idrisi nel 1154, che cita per la prima volta il Kalaat-al Bian. L'uso della lingua araba da parte del geografo ha evidentemente condotto all'errata convinzione che il castello fosse di origine berbera[3]. Per la sua grande importanza militare svevi e aragonesi vi apportarono migliorie difensive. Alla famiglia dei Cruyllas si deve l'ampliamento che portò la fortezza alle dimensioni attuali. Di maggior interesse sono il portale di ingresso, costituito da un arco a sesto acuto di pietra arenaria e pietra lavica, e il "Salone dei Cruyllas", diviso simmetricamente da un arco in pietra lavica il cui concio reca le insegne della famiglia. Nella parte più elevata del maschio si trova un'uscita di emergenza sul pendio più ripido e difficilmente accessibile del monte. Solo qualche rudere rimane invece del borgo abbandonato nel 1693. Il castello è stato ristrutturato e divenuto una meta apprezzata dai turisti. La ristrutturazione ha portato alla creazione di bar, pizzerie e sale per convegni edificate all'interno del castello in uno stile decisamente moderno. Il castello, posto sopra una collina alta 220 m rispetto al livello del mare, è raggiungibile tramite una strada tortuosa o tramite una funivia costruita durante la restaurazione del suddetto castello. Ancora oggi sono in atto progetti per il miglioramento del castello e scavi archeologici che portano sempre nuovi reperti risalenti alle epoche precedenti. Fonte.

Architetture religiose

Sul monte Castello, trenta metri più in basso del maniero, la chiesa del Santissimo Crocifisso, inaugurata il quattro marzo 1484, ha forme tardo gotiche, un massiccio campanile merlato e due portali ogivali d'ingresso, a ovest e a sud. Sulla facciata un'iscrizione reca la data d'apertura al culto dell'edificio da parte del vescovo Eufemio. Vi è custodito il simulacro di San Filippo Siriaco. Nella celletta alla base del campanile, cui si accede direttamente dall'aula tramite una porta ad arco leggermente bicentrico a conci regolari radiali in pietra bianca, di tipo catalano, è situato nella parete ovest un affresco di Madonna e Bambino che reggono una grossa catena che ha alla fine un giogo a due anelli. L'affresco, di buona fattura inscrivibile non oltre i primi quindici anni del Cinquecento, da considerarsi unico nella regione di filiazione antonellesca, dai Peloritani agli Iblei, che rischia danni definitivi per l'umidità di risalita e per la sottovalutazione dell'importanza, ha un modello stante di tipo desalibesco, col Bambino in piedi (postura riscontrabile nei piccoli monumenti funerari di Antonello Freri) sulla gamba destra della Madre, ed è sensibile alla moda 'rilassata' di un Befulco o di uno Scacco, a loro volta mediatori al sud della naturalezza raffaellesca, con voluti grafismi neobizantini (mani e occhi) e una caratteristica unica: la Madonna guarda con bonaria introspezione, "alla greca", verso l'osservatore. Un forte e distribuito uso del color marrone farebbe pensare a un tentativo di sinopia poi ridipinto. Tali elementi sono stati sottolineati nella conferenza tenuta il 23 maggio 2014 nella chiesetta dall'architetto Ivan Castrogiovanni, che ha lanciato un ennesimo appello per il restauro scientifico. La chiesa del Crocifisso è l'antica chiesa madre di Calatabiano, per la quale fu concepito il crocifisso di cui sotto.

La chiesa Madre di Maria Santissima Annunziata, del 1740, ad una sola navata, si trova nella centrale Piazza Vittorio Emanuele III. Al suo interno si conserva un prezioso crocifisso ligneo del 1502 di Giovanni Salvo D'Antonio, della Scuola Antonelliana. Prospiciente la chiesa si trova la Statua di Santa Caterina d’Alessandria, della Scuola del Gagini.

Altro antico luogo di culto è la Chiesa di Gesù e Maria, del 1697, con facciata in muratura e pietra bianca.

Fuori dall'abitato vi è un santuario dedicato alla Madonna dell'Imperio. Edificato nel 1092, è dedicato alla Madonna che 13 anni prima aveva assistito le truppe di Ruggiero nella vittoriosa conquista del castello di Calatabiano detenuto dagli Arabi.

Architetture civili

Castello di San Marco

Conosciuto come castello, è in realtà una residenza nobiliare sita sul litorale di San Marco. La costruzione venne intrapresa nel 1689 dal signore dell'epoca, Ignazio Sebastiano Gravina principe di Palagonia, e completata nel volgere di soli due anni. L'aspetto originario di quel che era un complesso di edifici, oggi in parte perduti, era molto diverso da quello attuale, a causa delle continue modifiche realizzate nel corso dei decenni. Nel 1856 venne dato, con l'annesso fondo, in enfiteusi al barone Pasquale Pennisi di Floristella, assumendo l'aspetto attuale con la realizzazione del palmento, della cantina e di case per i contadini. L'annessa Chiesa di Sant'Antonio da Padova, fu edificata nel 1697.

 

Eventi

La calata di san Filippo

La tradizionale calata di san Filippo si svolge in occasione della festa di san Filippo Siriaco, protettore del paese, il sabato che precede la terza domenica di maggio. La tradizione, risalente al 1766, vuole che il fercolo con il simulacro del Santo dalla Chiesa del Santissimo Crocifisso venga portato in processione dai devoti fino al centro del paese. La processione ha inizio alle 18:30 e avviene di corsa attraverso l'accidentata strada in gradoni di pietra bianca, con i devoti con il fercolo dal peso di una tonnellata in spalla e i fedeli assiepati ai lati della strada. Il percorso è ricco di insidie, tant'è che spesso si sono verificati degli incidenti con la caduta del fercolo. I festeggiamenti in onore del Santo si concludono con la processione della risalita del Santo al monte Castello la quarta domenica di maggio.

Altre manifestazioni

Il Corteo Storico Medievale si svolge in occasione della festa di San Filippo Siriaco e rievoca i costumi dei signori Cruyllas, dei soldati e dei popolani del borgo del XV secolo; partecipa a manifestazioni culturali di rilevanza regionale e nazionale. A cura dell'Associazione Culturale "Giovani Oggi"

·         Il Falò dei Cannici, il 13 dicembre in occasione della festa di Santa Lucia.

·         La Sagra delle Nespole si svolge la seconda domenica di maggio.

·         La sfilata di gruppi mascherati per il Carnevale.

·         Muzikfest, rassegna di musica indipendente, si svolge in estate sulla spiaggia di San Marco.

·         Le serate medievali di Calatabiano (mese di agosto).

·         Zuccata, tradizionale falò natalizio.

Economia

L'economia di Calatabiano è storicamente basata sull'agricoltura: le colture che insistono sul territorio sono prevalentemente agrumicole in pianura, mentre le colline, più povere d'acqua, sono coltivate prevalentemente ad ulivi. Coltura tipica è la nespola del Giappone la cui produzione si aggira sulle ottocento tonnellate annue. L'allevamento è prevalentemente ovino e bovino. Le attività della piccola industria si sono sviluppate soltanto recentemente, aggiungendosi alla lavorazione della carta e alla produzione della calce. Il lido di San Marco, con i suoi 2,5 chilometri di spiaggia di ciottoli, costituisce il principale polo turistico.

Infrastrutture e trasporti

Il territorio di Calatabiano si trova sulla direttrice orientale sicula dei collegamenti stradali e ferroviari. Sono inoltre agevoli i collegamenti con l'entroterra alcantarino. È servito da una stazione ferroviaria.

 

Sport

Calcio

Calatabiano ha una società il G.S.C. Calatabiano A.S.D. che milita nella Promozione Siciliana Girone C nella stagione 2016/17. In passato ha avuto una società calcistica denominata "Polisportiva Aurora Calatabiano" che è riuscita a vincere diverse manifestazioni importanti tra le quali: la Coppa Trinacria (1978/79) e la Coppa Sicilia (1980/81) riuscendo a raggiungere come massimo la categoria di Eccellenza Siciliana (V Livello nazionale e I Livello Regionale).

Rugby

Calatabiano ha una tradizione sportiva nel rugby; negli anni ottanta infatti la società locale di palla ovale ebbe un discreto successo, ma poi fallì. Nel 2005 fu rifondata col nome di Alcantara Rugby, ma fallì nuovamente.

Impianti sportivi

Calatabiano dispone per il calcio del campo sportivo "Giuseppe Calanna". È presente inoltre un campo di volo con una pista di 500 metri di lunghezza per piccoli aerei da turismo.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

·         Promo Loco Associazione Turistica, su promoloco.it.

·         Il restauro del castello di Calatabiano, su castellodicalatabiano.it.

·         Via Cruyllas photo, su viacruyllas.com.

·         Corteo Storico Città di Calatabiano, su corteostoricocalatabiano.it.

·         Etnanatura.it.​

giardininaxosspiaggia

LE SPIAGGE DI TAORMINA E DEL GOLFO DI GIARDINI NAXOS: DA SAN MARCO ALL'ISOLA BELLA

 

Taormina deve gran parte del suo fascino alle sue coste di mediterranea bellezza.

Ecco le 5 migliori spiagge di Taormina e dintorni!

 

Sebbene non sia direttamente sul mare, ma in posizione elevata sul Monte Tauro, Taormina è circondata da una corona di spiagge, una più suggestiva dell'altra, perfettamente attrezzate e facilmente raggiungibili in pochi minuti, anche con la funivia che collega il borgo con Mazzarò. Ecco le 5 migliori spiagge di Taormina e dintorni.

 

1. Isola Bella

La spiaggia Isola Bella è la più famosa e fotografata non solo di Taormina, ma di tutta la Sicilia. La baia racchiusa tra Capo Taormina e Capo Sant'Andrea con incastonata al centro, come una perla preziosa, l'Isola Bella, vi lascerà a bocca aperta per la meraviglia. Ricoperto di macchia mediterranea ed essenze esotiche, se l'incantevole isolotto è un rigoglioso giardino botanico è per merito di Lady Travelyan, nobildonna inglese con l'hobby del giardinaggio che ne fu proprietaria per un breve periodo. 

Come tutte le cose preziose, anche la spiaggia Isola Bella va conquistata con un pizzico di fatica, ma vale decisamente gli oltre 100 gradini che vi toccherà percorrere per raggiungerla. 

Riparata dai due promontori, la spiaggia è di ghiaia e ciottoli, quindi conviene munirvi di scarpette di plastica, che vi torneranno utili anche per nuotare tra gli scogli dove il mare è meno profondo. Potete scegliere se sistemarvi comodamente in uno dei lidi attrezzati con ombrelloni e lettini oppure nel tratto di spiaggia libera, sempre piuttosto affollato in estate. Il punto migliore e più tranquillo è la spiaggetta alla base dell'Isola Bella, raggiungibile guadando un istmo di terra lambito dall'acqua, ma dovete arrivare presto per riuscire a trovare posto. 

Non mancano ovviamente bar, ristoranti e tutto ciò che serve per trascorrere una rilassante giornata in spiaggia, compresi i barcaioli che vi portano a fare il giro della baia con sosta alla Grotta Azzurra di Capo Sant'Andrea, dove per un gioco di luci le acque assumono stupefacenti colorazioni cangianti. Per il resto, invece, sono limpide e incredibilmente trasparenti, poco profonde e disseminate di scogli, ideali quindi per nuotare e fare snorkeling tra alghe e pesci di scogliera. 

 

2. Mazzarò

E' da sempre la preferita dai taorminesi, fin da quando Mazzarò era un minuscolo borgo di pescatori. Praticamente all'arrivo della funivia, delle spiagge di Taormina è considerata la più elegante, su cui si affacciano alcuni degli hotel più lussuosi della zona.

Ma anche se non alloggiate in uno di questi resort, non perdete l'occasione di fare un tuffo nell'acqua azzurra e limpida di questa meravigliosa baia incorniciata dai promontori verdi e selvaggi di Capo Sant'Andrea e Capo Mazzarò, in cui si aprono grotte e anfratti marini che potete esplorare con maschera e pinne. Come nella vicina Isola Bella, anche qui la spiaggia è di ghiaia e sassolini e trovate sia stabilimenti balneari sia zone libere. 

 

3. Villagonia

A ridosso di Capo Taormina, proprio all'inizio del golfo di Giardini Naxos e vicina alla stazione ferroviaria, è piuttosto piccola e ghiaiosa ma con un mare magnifico, in cui vengono a gettare l'ancòra barche a vela e motoscafi.

 

4. Giardini Naxos

Se a ghiaia e scogli preferite la sabbia dorata, allora la spiaggia di Giardini Naxos fa al caso vostro. E' infatti l'unica sabbiosa della zona, oltre che la più estesa e molto frequentata, dove sicuramente troverete il vostro posto al sole. Alterna spiagge libere a stabilimenti balneari con bar, ristoranti sulla spiaggia e affitto di lettini e ombrelloni, il fondale sabbioso digrada dolcemente nel blu del Mar Ionio e ciò lo rende sicuro anche per i bambini. 

Anche se scegliete la spiaggia libera, sul lungomare abbondano bar, ristoranti, pizzerie e negozi dove rifornirvi di tutto ciò che può servirvi. Nei lidi di Naxos, invece, la giornata vola tra musica, acquagym e animazioni in stile villaggio vacanze, mentre per i più piccoli, in alcune stagioni, ci sono anche i giochi gonfiabili in acqua. 

Il tratto di spiaggia nella parte più meridionale del golfo, verso Capo Schisò dove approdarono i primi coloni greci giunti in Sicilia, è anche la zona più tranquilla e riparata di Giardini Naxos. Potete prendere un lettino al lido, stendere la stuoia tra le barche dei pescatori o, se avete un gommone o una barca vostra, ormeggiarli nel porticciolo turistico che chiude la baia. 

 

5. Spisone

Grossi massi che affiorano nel mare qua e là sono il tratto distintivo della spiaggia di Spisone, a nord di Taormina. Trovandosi in prossimità del casello dell'autostrada, è facilmente raggiungibile e per questo anche molto affollata, soprattutto nei fine settimana d'estate. Come nelle altre spiagge di Taormina, anche qui si alternano spiagge libere e lidi a pagamento. La parte più suggestiva è quella verso Capo Mazzarò, con rocce a strapiombo e spiaggia stretta, mentre invece verso nord l'arenile è più ampio e regolare.

 

6. San Marco

La Spiaggia San Marco di Calatabiano si distende nell'area costiera a sud della foce del fiume Alcantara, immersa in un'area di alta valenza naturalistica tra la foce dell'Alcantara e quella del fiume Fiumefreddo, ben conservata grazie anche al fatto che non vi è mai stata realizzata una strada litoranea. Si tratta di una spiaggia di sabbia e ciottoli tra le più belle della Sicilia orientale e a due passi dall'Etna, lunga diversi chilometri ed orlata da un rimboschimento di acacie ed eucalipti. Il mare che la bagna è azzurro e limpido, sempre molto pulito grazie anche alla limitatezza degli insediamenti lungo la costa. Costa che, a parte il piccolo villaggio di San Marco e la cartiera a Fiumefreddo, è caratterizzata solamente da colture ed agrumeti che arrivano sino alla spiaggia. La spiaggia è in certi tratti attrezzata con ombrelloni e lettini.

Web agency - Creazione siti web Catania